Introduzione: il lavoro emotivo è parte essenziale del lavoro del medico in oncologia, pur tuttavia esso non è oggetto di attenzione formativa, né di riconoscimento economico. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di descrivere e comprendere i livelli di consapevolezza di un gruppo di medici specializzandi in oncologia rispetto al lavoro emotivo da loro espresso quotidianamente. Metodo: è stato realizzato uno studio qualitativo orientato dal paradigma fenomenologico ermeneutico, mediante l’utilizzo di colloqui con protocollo snello, orientati a stimolare la riflessione e consapevolezza di giovani medici coinvolti sul loro lavoro emotivo e sulle strategie che essi attivano di fronte ad eventi dal forte arausal emotivo. Per l’analisi dei testi registrati e trascritti si è utilizzato il software Atlas.ti 7; la codifica è stata effettuata mediante le categorie di analisi: distanza emotiva, empatia, dissonanza vs regolazione emotiva, metacognizione emotiva. Risultati: si è evidenziata una confusione semantica da parte dei partecipanti ai colloqui tra il termine distanza emotiva ed empatia, spesso assimilate ad un unico atteggiamento. La necessità di adempiere al loro ruolo secondo una visione razionale dello stesso induce gli specializzandi ad evitare spesso di realizzare una introspezione sugli stati emotivi provati di fronte alle situazioni più sfidanti. Discussione: si sono individuati tre temi trasversali nelle parole dei soggetti coinvolti: la necessità di operare una cura che deve rispondere ai criteri di scientificità e razionalità, la necessità di non confondere il proprio ruolo di medico con quello della persona malata, evitando quindi qualsiasi coinvolgimento emotivo; il bisogno di trovare ed attivare strategie di gestione dell’incertezza data dalle prognosi, mediante la razionalità che riduce il rischio a quantità probabilistica prevedibile e quindi accettabile o mediante l’enduring che si manifesta in un agire per routine che riempiono la mente e non lasciano spazio alle emozioni.

Lavoro emotivo e benessere professionale: uno studio qualitativo tra gli specializzandi in oncologia

BOBBO, NATASCIA
Conceptualization
2019

Abstract

Introduzione: il lavoro emotivo è parte essenziale del lavoro del medico in oncologia, pur tuttavia esso non è oggetto di attenzione formativa, né di riconoscimento economico. Lo scopo di questa ricerca è stato quello di descrivere e comprendere i livelli di consapevolezza di un gruppo di medici specializzandi in oncologia rispetto al lavoro emotivo da loro espresso quotidianamente. Metodo: è stato realizzato uno studio qualitativo orientato dal paradigma fenomenologico ermeneutico, mediante l’utilizzo di colloqui con protocollo snello, orientati a stimolare la riflessione e consapevolezza di giovani medici coinvolti sul loro lavoro emotivo e sulle strategie che essi attivano di fronte ad eventi dal forte arausal emotivo. Per l’analisi dei testi registrati e trascritti si è utilizzato il software Atlas.ti 7; la codifica è stata effettuata mediante le categorie di analisi: distanza emotiva, empatia, dissonanza vs regolazione emotiva, metacognizione emotiva. Risultati: si è evidenziata una confusione semantica da parte dei partecipanti ai colloqui tra il termine distanza emotiva ed empatia, spesso assimilate ad un unico atteggiamento. La necessità di adempiere al loro ruolo secondo una visione razionale dello stesso induce gli specializzandi ad evitare spesso di realizzare una introspezione sugli stati emotivi provati di fronte alle situazioni più sfidanti. Discussione: si sono individuati tre temi trasversali nelle parole dei soggetti coinvolti: la necessità di operare una cura che deve rispondere ai criteri di scientificità e razionalità, la necessità di non confondere il proprio ruolo di medico con quello della persona malata, evitando quindi qualsiasi coinvolgimento emotivo; il bisogno di trovare ed attivare strategie di gestione dell’incertezza data dalle prognosi, mediante la razionalità che riduce il rischio a quantità probabilistica prevedibile e quindi accettabile o mediante l’enduring che si manifesta in un agire per routine che riempiono la mente e non lasciano spazio alle emozioni.
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