A seguito della caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della conseguente emorragia di opere d’arte e testimonianze librarie, si diffuse in laguna un crescente sentimento di rimpianto nei confronti delle glorie perdute, che generò nell’élite più colta il culto del passato storico e artistico della Serenissima. Tale fervore si espresse in particolar modo nel collezionismo e nello studio delle antiche vestigia, e proprio in questi anni vennero costituendosi le raccolte di personaggi di spicco quali Teodoro Correr (1750-1830) ed Emmanuele Antonio Cicogna (1789-1868). Tra i manufatti che i collezionisti andavano appassionatamente cercando, rientrano le cosiddette mariegole, i manoscritti recanti lo statuto delle confraternite devozionali che fin dal XIII secolo svolsero un cruciale ruolo aggregativo nella società veneziana. Le mariegole potevano essere miniate nella carta in cui cominciava il prologo, talora preceduta da una o due miniature a piena pagina. Questi peculiari documenti catturarono l’attenzione dei collezionisti, attirati sia dalla pregnanza storica dei manoscritti, sia dalla possibilità di riutilizzarne i fogli miniati con una nuova funzione, ossia esponendoli tra i pezzi di rilievo delle loro raccolte. Proprio a un’inedita mariegola miniata si rivolge l’articolo: si tratta di un bifoglio oggi parte dell’ancor poco nota collezione di cuttings del Museo Correr, che considerazioni stilistiche permettono di riferire all’ambito di Cristoforo Cortese. Il pregevole bifoglio, staccato dal manoscritto che originariamente abbelliva, fu oggetto di quella riattribuzione di funzione e significato di cui furono investite le mariegole nel XIX secolo.

Dalla devozione al collezionismo. Un cutting miniato da una mariegola veneziana del Quattrocento (Venezia, Museo Correr, Cl. II 673)

Chiara Ponchia
2019

Abstract

A seguito della caduta della Repubblica di Venezia (1797) e della conseguente emorragia di opere d’arte e testimonianze librarie, si diffuse in laguna un crescente sentimento di rimpianto nei confronti delle glorie perdute, che generò nell’élite più colta il culto del passato storico e artistico della Serenissima. Tale fervore si espresse in particolar modo nel collezionismo e nello studio delle antiche vestigia, e proprio in questi anni vennero costituendosi le raccolte di personaggi di spicco quali Teodoro Correr (1750-1830) ed Emmanuele Antonio Cicogna (1789-1868). Tra i manufatti che i collezionisti andavano appassionatamente cercando, rientrano le cosiddette mariegole, i manoscritti recanti lo statuto delle confraternite devozionali che fin dal XIII secolo svolsero un cruciale ruolo aggregativo nella società veneziana. Le mariegole potevano essere miniate nella carta in cui cominciava il prologo, talora preceduta da una o due miniature a piena pagina. Questi peculiari documenti catturarono l’attenzione dei collezionisti, attirati sia dalla pregnanza storica dei manoscritti, sia dalla possibilità di riutilizzarne i fogli miniati con una nuova funzione, ossia esponendoli tra i pezzi di rilievo delle loro raccolte. Proprio a un’inedita mariegola miniata si rivolge l’articolo: si tratta di un bifoglio oggi parte dell’ancor poco nota collezione di cuttings del Museo Correr, che considerazioni stilistiche permettono di riferire all’ambito di Cristoforo Cortese. Il pregevole bifoglio, staccato dal manoscritto che originariamente abbelliva, fu oggetto di quella riattribuzione di funzione e significato di cui furono investite le mariegole nel XIX secolo.
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