Da sempre fra i temi centrali della letteratura mondiale, gli stati paranormali, le alterazioni p...sichiche, i disturbi mentali hanno interessato anche e soprattutto la letteratura russa. Il motivo è da rintracciare nell’intimo modo d’essere del popolo russo. Non è la follia che fa uscir di senno. Il pensiero lo fece uscir di senno (Ne ot bezum’ja s uma schodjat. Ot dumki s uma sošël) – questo antico proverbio rivela l’ostilità che la cultura russa ha costantemente manifestato verso la ragione, sentita come un polo negativo, peculiarità e appannaggio della civiltà occidentale, e la sua propensione all’irrazionalismo, anche nelle forme più radicali e sconvolgenti, come le anomalie della coscienza e la follia. Lo stesso termine russo per “follia”, bezumie, indica l’assenza dell’intelletto (lett.: “senza intelletto”, bez uma), la fuoriuscita dai confini della logica, dal dominio dell’ordine e del pensiero assennato, la fuga verso una dimensione a-razionale e meta-razionale. Ecco perché il pazzo è così caro agli scrittori russi, che forse più dei loro colleghi europei hanno saputo interrogarsi sui “grandi temi” con straordinaria profondità e capacità di penetrazione. Che ne dite di provare a guardare alla follia come ad una “chiave interpretativa”, unica e preziosa, dell’“anima russa”, di una cultura dalle affascinanti contraddizioni, fatta di estremi inconciliabili, di voragini e di abissi, senza vie di mezzo fra il sì e il no, il tutto e il niente, la vita e la morte?

La follia nella letteratura russa

linda torresin
2013

Abstract

Da sempre fra i temi centrali della letteratura mondiale, gli stati paranormali, le alterazioni p...sichiche, i disturbi mentali hanno interessato anche e soprattutto la letteratura russa. Il motivo è da rintracciare nell’intimo modo d’essere del popolo russo. Non è la follia che fa uscir di senno. Il pensiero lo fece uscir di senno (Ne ot bezum’ja s uma schodjat. Ot dumki s uma sošël) – questo antico proverbio rivela l’ostilità che la cultura russa ha costantemente manifestato verso la ragione, sentita come un polo negativo, peculiarità e appannaggio della civiltà occidentale, e la sua propensione all’irrazionalismo, anche nelle forme più radicali e sconvolgenti, come le anomalie della coscienza e la follia. Lo stesso termine russo per “follia”, bezumie, indica l’assenza dell’intelletto (lett.: “senza intelletto”, bez uma), la fuoriuscita dai confini della logica, dal dominio dell’ordine e del pensiero assennato, la fuga verso una dimensione a-razionale e meta-razionale. Ecco perché il pazzo è così caro agli scrittori russi, che forse più dei loro colleghi europei hanno saputo interrogarsi sui “grandi temi” con straordinaria profondità e capacità di penetrazione. Che ne dite di provare a guardare alla follia come ad una “chiave interpretativa”, unica e preziosa, dell’“anima russa”, di una cultura dalle affascinanti contraddizioni, fatta di estremi inconciliabili, di voragini e di abissi, senza vie di mezzo fra il sì e il no, il tutto e il niente, la vita e la morte?
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