L’intera produzione letteraria di Claudio Magris si configura come un laboratorio di sperimentazione formale e metodologica, fondato sull’intreccio di ricerca storica, memoria culturale, osservazione diretta e rappresentazione del reale. Danubio, opera cardine della sua carriera, rappresenta una summa della cultura mitteleuropea e, insieme, una riflessione sulla crisi e sulla fluidità dell’identità contemporanea, collocandosi in una zona liminare tra saggio e romanzo. L’analisi dei materiali avantestuali conservati presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” del Gabinetto Vieusseux di Firenze consente di ricostruire il metodo compositivo di Magris, basato sulla raccolta e sull’elaborazione di fonti eterogenee – libri, mappe, dépliant, brochure, appunti, fotografie – successivamente integrate nella trama narrativa. Tale procedimento testimonia una concezione della scrittura come atto conoscitivo e come forma di oggettivazione del mondo: la “superficie delle cose”, intesa fenomenologicamente, diviene per Magris la sede autentica del vero. La sua poetica si definisce, dunque, quale sintesi estetica della stratificazione storica e culturale, palese anche in Alla cieca, che declina questa visione in chiave più interiore e tragica, in cui la riflessione sull’identità e sulla memoria, attraverso le immagini di oggetti e luoghi, si fa viaggio nell’abisso della Storia e della coscienza.
Attraversare l’Europa dagli avantesti del Fondo Claudio Magris
Antonio D'Ambrosio
2025
Abstract
L’intera produzione letteraria di Claudio Magris si configura come un laboratorio di sperimentazione formale e metodologica, fondato sull’intreccio di ricerca storica, memoria culturale, osservazione diretta e rappresentazione del reale. Danubio, opera cardine della sua carriera, rappresenta una summa della cultura mitteleuropea e, insieme, una riflessione sulla crisi e sulla fluidità dell’identità contemporanea, collocandosi in una zona liminare tra saggio e romanzo. L’analisi dei materiali avantestuali conservati presso l’Archivio Contemporaneo “Alessandro Bonsanti” del Gabinetto Vieusseux di Firenze consente di ricostruire il metodo compositivo di Magris, basato sulla raccolta e sull’elaborazione di fonti eterogenee – libri, mappe, dépliant, brochure, appunti, fotografie – successivamente integrate nella trama narrativa. Tale procedimento testimonia una concezione della scrittura come atto conoscitivo e come forma di oggettivazione del mondo: la “superficie delle cose”, intesa fenomenologicamente, diviene per Magris la sede autentica del vero. La sua poetica si definisce, dunque, quale sintesi estetica della stratificazione storica e culturale, palese anche in Alla cieca, che declina questa visione in chiave più interiore e tragica, in cui la riflessione sull’identità e sulla memoria, attraverso le immagini di oggetti e luoghi, si fa viaggio nell’abisso della Storia e della coscienza.Pubblicazioni consigliate
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