L’umiliazione è tra le emozioni che hanno riscontrato minore interesse da parte degli studiosi di storia dell’arte bizantina. In modo particolare, non è mai stata presa in considerazione una delle sue espressioni allo stesso tempo più eclatanti e più degradanti: l’umiliazione della rasatura dei capelli. Alla luce delle tradizioni millenarie che dal mondo semitico si diffondono nel Mediterraneo antico e medievale, questa forma di mutilazione risulta particolarmente mortificante quando riguarda le donne. Nel caso delle sante martiri, la vittima viene messa in una condizione di sottomissione, è disprezzata pubblicamente, calunniata, torturata, soprattutto dagli ufficiali militari e dalle autorità che governano le città, spesso proprio per ordine di coloro che, invaghiti dalle graziose fanciulle, vengono rifiutati. Pertanto, la rasatura dei capelli è sia un’azione inflitta per umiliarne la femminilità, quanto la punizione per aver rifiutato le regole imposte dal patriarcato, soprattutto lo status sociale di rispettabili donne maritate. Si tratta, quindi, di violenza di genere. Nella costruzione visiva della santità femminile, questa forma di violenza si esprime attraverso varie forme e ha molteplici funzioni. Le immagini non si limitano a illustrare, ma, con la loro esistenza, definiscono ideologie. Attraverso la disamina dei testi e delle immagini agiografiche dipinte nel Menologio di Basilio II, viene dimostrato che, accettando passivamente l’umiliante rasatura del capo e la morte brutale, le sante martiri non si pongono al livello dei santi, pur manifestando quello che è stato definito un “coraggio virile”, ma si pongono ad un livello ben superiore, ovvero sullo spesso piano del Cristo in croce, in un processo di “theiosis” che le distacca dalla dimensione terrena e le eleva al rango di figure trascendenti, atarassiche, asessuate. In Byzantine art history, the forced shaving of women’s hair as a form of humiliation has received little scholarly attention. Yet the Menologion of Basil II (first quarter of the 11th century) includes several illuminations that invite a reconsideration of this practice as a specific mode of mortification. Scenes depicting saints such as Tatiana, Charitine, and Juliana clearly visualize this gendered form of violence. The female martyrs are portrayed in a state of enforced submission: they are openly scorned, defamed, and subjected to physical abuse, most often at the hands of military officials or civic authorities. These figures, frequently captivated by the women’s beauty, react violently when their advances are rejected. By refusing marriage and the roles prescribed by pagan society, young Christian women chose a path defined by chastity and devotion. The shaving of their hair thus functioned both as a means of degrading female beauty through physical mutilation and as a punitive response to their transgression of patriarchal norms – above all, their rejection of the socially sanctioned status of wife and respectable matron. Alongside the long-standing Greek and Roman cultural attitudes toward women’s hair, the Byzantine legal framework must also be considered. Under the legislation promulgated by Basil I, particularly the laws addressing adultery, the cutting or shaving of a woman’s hair functioned as a punitive measure imposed as a direct consequence of adulterous conduct, symbolizing betrayal – whether of imperial authority, established social norms, or a prospective husband. An examination of both textual and visual evidence in the Menologion of Basil II demonstrates that, by enduring the humiliating act of head shaving without resistance, female martyrs transcend conventional representations of femininity. By embracing passive acceptance as a form of resistance to pagan barbarity, the martyrs activate a transformative process through which they transcend conventional femininity and are reconstituted as asexual beings, drawing near to God in both body and soul.

Umiliate tra capo e collo. Violenza di genere e santità nell'arte bizantina

Valentina CANTONE
Writing – Original Draft Preparation
2025

Abstract

L’umiliazione è tra le emozioni che hanno riscontrato minore interesse da parte degli studiosi di storia dell’arte bizantina. In modo particolare, non è mai stata presa in considerazione una delle sue espressioni allo stesso tempo più eclatanti e più degradanti: l’umiliazione della rasatura dei capelli. Alla luce delle tradizioni millenarie che dal mondo semitico si diffondono nel Mediterraneo antico e medievale, questa forma di mutilazione risulta particolarmente mortificante quando riguarda le donne. Nel caso delle sante martiri, la vittima viene messa in una condizione di sottomissione, è disprezzata pubblicamente, calunniata, torturata, soprattutto dagli ufficiali militari e dalle autorità che governano le città, spesso proprio per ordine di coloro che, invaghiti dalle graziose fanciulle, vengono rifiutati. Pertanto, la rasatura dei capelli è sia un’azione inflitta per umiliarne la femminilità, quanto la punizione per aver rifiutato le regole imposte dal patriarcato, soprattutto lo status sociale di rispettabili donne maritate. Si tratta, quindi, di violenza di genere. Nella costruzione visiva della santità femminile, questa forma di violenza si esprime attraverso varie forme e ha molteplici funzioni. Le immagini non si limitano a illustrare, ma, con la loro esistenza, definiscono ideologie. Attraverso la disamina dei testi e delle immagini agiografiche dipinte nel Menologio di Basilio II, viene dimostrato che, accettando passivamente l’umiliante rasatura del capo e la morte brutale, le sante martiri non si pongono al livello dei santi, pur manifestando quello che è stato definito un “coraggio virile”, ma si pongono ad un livello ben superiore, ovvero sullo spesso piano del Cristo in croce, in un processo di “theiosis” che le distacca dalla dimensione terrena e le eleva al rango di figure trascendenti, atarassiche, asessuate. In Byzantine art history, the forced shaving of women’s hair as a form of humiliation has received little scholarly attention. Yet the Menologion of Basil II (first quarter of the 11th century) includes several illuminations that invite a reconsideration of this practice as a specific mode of mortification. Scenes depicting saints such as Tatiana, Charitine, and Juliana clearly visualize this gendered form of violence. The female martyrs are portrayed in a state of enforced submission: they are openly scorned, defamed, and subjected to physical abuse, most often at the hands of military officials or civic authorities. These figures, frequently captivated by the women’s beauty, react violently when their advances are rejected. By refusing marriage and the roles prescribed by pagan society, young Christian women chose a path defined by chastity and devotion. The shaving of their hair thus functioned both as a means of degrading female beauty through physical mutilation and as a punitive response to their transgression of patriarchal norms – above all, their rejection of the socially sanctioned status of wife and respectable matron. Alongside the long-standing Greek and Roman cultural attitudes toward women’s hair, the Byzantine legal framework must also be considered. Under the legislation promulgated by Basil I, particularly the laws addressing adultery, the cutting or shaving of a woman’s hair functioned as a punitive measure imposed as a direct consequence of adulterous conduct, symbolizing betrayal – whether of imperial authority, established social norms, or a prospective husband. An examination of both textual and visual evidence in the Menologion of Basil II demonstrates that, by enduring the humiliating act of head shaving without resistance, female martyrs transcend conventional representations of femininity. By embracing passive acceptance as a form of resistance to pagan barbarity, the martyrs activate a transformative process through which they transcend conventional femininity and are reconstituted as asexual beings, drawing near to God in both body and soul.
2025
File in questo prodotto:
File Dimensione Formato  
Cantone_RSC_2025_compressed.pdf

Accesso riservato

Descrizione: pdf
Tipologia: Published (Publisher's Version of Record)
Licenza: Accesso privato - non pubblico
Dimensione 2.3 MB
Formato Adobe PDF
2.3 MB Adobe PDF Visualizza/Apri   Richiedi una copia
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11577/3575098
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
  • OpenAlex ND
social impact