Questo studio esamina l'uso dell'endecasillabo dattilico nella poesia italiana dal XIII al XVI secolo, utilizzando i dati dell'Archivio Metrico Italiano (AMI). Sebbene sia già noto come questo tipo di verso - comune in Dante e nel Duecento - diventi più raro a partire da Petrarca, un'analisi sistematica rivela una situazione più complessa e variazioni inaspettatamente marcate. La ricerca distingue tra versi 'puramente dattilici' (in cui nessuna sillaba prima o dopo la VII posizione è accentabile) e versi in cui un monosillabo potrebbe ricevere un accento supplementare in VI o VIII posizione. Il calo dei versi 'puramente dattilici' è molto più netto di quello dei versi contenenti tali monosillabi, e questa tendenza è ancora più evidente se si considera la natura dei monosillabi in questione. I versi che non ammettono riaccentazione si rivelano estremamente rari in Petrarca e pressoché assenti nei principali poeti lirici del Cinquecento. L'articolo prende in esame la possibilità che questi monosillabi venissero enfatizzati nella recitazione. Le testimonianze sulle pratiche esecutive coeve sono limitate, ma tale interpretazione è a volte sostenuta dai trattati rinascimentali.
Sull'endecasillabo dattilico
Luca Zuliani
2025
Abstract
Questo studio esamina l'uso dell'endecasillabo dattilico nella poesia italiana dal XIII al XVI secolo, utilizzando i dati dell'Archivio Metrico Italiano (AMI). Sebbene sia già noto come questo tipo di verso - comune in Dante e nel Duecento - diventi più raro a partire da Petrarca, un'analisi sistematica rivela una situazione più complessa e variazioni inaspettatamente marcate. La ricerca distingue tra versi 'puramente dattilici' (in cui nessuna sillaba prima o dopo la VII posizione è accentabile) e versi in cui un monosillabo potrebbe ricevere un accento supplementare in VI o VIII posizione. Il calo dei versi 'puramente dattilici' è molto più netto di quello dei versi contenenti tali monosillabi, e questa tendenza è ancora più evidente se si considera la natura dei monosillabi in questione. I versi che non ammettono riaccentazione si rivelano estremamente rari in Petrarca e pressoché assenti nei principali poeti lirici del Cinquecento. L'articolo prende in esame la possibilità che questi monosillabi venissero enfatizzati nella recitazione. Le testimonianze sulle pratiche esecutive coeve sono limitate, ma tale interpretazione è a volte sostenuta dai trattati rinascimentali.Pubblicazioni consigliate
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