Nel quadro dell’apprendimento permanente, il contributo indaga come i giovani della diaspora provenienti da Stati aggressori (Russia, Bielorussia, Cina) affrontino la loro cittadinanza stigmatizzata. Attraverso l’impiego della Picturebook Elicitation Interview (PEI), la ricerca assume l’albo illustrato intergenerazionale come un oggetto terzo mediatore, in grado di facilitare l’articolazione di una fragile agentività morale. I risultati rivelano l’intersezione di quattro dinamiche fondamentali: lo scarto interpretativo fornisce un’indispensabile impalcatura emotiva; le metafore visive abilitano la decostruzione cognitiva della propaganda; questa distanza protettiva fa affiorare, in modo del tutto paradossale, profonde tensioni etiche relative alla complicità; infine, un coinvolgimento efficace richiede rigorosamente appigli ontologici concreti, respingendo l’astrazione pura. In definitiva, lo studio sostiene che, per i soggetti stigmatizzati, la distanza estetica dell’albo non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un prerequisito fondamentale per la rielaborazione morale e l’affermazione dell’agire civico.
Unheard voices in the dissonant diaspora: youth from aggressor states negotiating identity through picturebooks
Chang Hasheminezhad-Li
2026
Abstract
Nel quadro dell’apprendimento permanente, il contributo indaga come i giovani della diaspora provenienti da Stati aggressori (Russia, Bielorussia, Cina) affrontino la loro cittadinanza stigmatizzata. Attraverso l’impiego della Picturebook Elicitation Interview (PEI), la ricerca assume l’albo illustrato intergenerazionale come un oggetto terzo mediatore, in grado di facilitare l’articolazione di una fragile agentività morale. I risultati rivelano l’intersezione di quattro dinamiche fondamentali: lo scarto interpretativo fornisce un’indispensabile impalcatura emotiva; le metafore visive abilitano la decostruzione cognitiva della propaganda; questa distanza protettiva fa affiorare, in modo del tutto paradossale, profonde tensioni etiche relative alla complicità; infine, un coinvolgimento efficace richiede rigorosamente appigli ontologici concreti, respingendo l’astrazione pura. In definitiva, lo studio sostiene che, per i soggetti stigmatizzati, la distanza estetica dell’albo non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un prerequisito fondamentale per la rielaborazione morale e l’affermazione dell’agire civico.Pubblicazioni consigliate
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